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Kamut, ma dai!


Il Kamut si scrive maiuscolo. Il grano invece minuscolo. Questo è il primo indizio di un mistero che va svelato.
Il Kamut non è una varietà di grano i cui semi sono stati recentemente trovati in una piramide egizia. No. Il Kamut è un marchio commerciale. Avete letto bene, come dire Coca Cola o Fiesta.
E' il marchio commerciale che la Società Kamut International ltd ha posto su una varietà di frumento resistrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio. Sfatiamo anche un'altra credenza: il kamut contiene glutine, quindi non è indicato per chi soffre di celiachia.
Coltivato nel Montana e in Canada, in Italia è importato e macinato solo da aziende autorizzate e tutti i prodotti che portano il marchio Kamut sono preparati e distribuiti sotto licenza della Kamut Int. e sotto il controllo della Kamut Enterpises of Europe.
Il vero nome di questo grano è Frumento orientale o grano grosso o khorasan e a onor del vero è coltivato da sempre anche tra la Lucania, Sannio e Abruzzo: qui si chiama Saragolla. La leggenda del ritrovamento degli antichi semi in una tomba egizia non ha fondamento, se non altro per il fatto che il frumento ha una germinabilità che decade dopo pochi decenni.
A suo favore c'è da dire che il khorasan è un buon grano, eccellente per la panificazione, che non è stato sottoposto a miglioramenti genetici o a pressioni selettive troppo spinte, molto digeribile da persone che soffrono di lievi  intolleranze e allergie (ma che nulla hanno a che vedere con la celiachia). Insomma, le stesse proprietà alimentari che si possono trovare in un buon farro.
Una differenza sostanziale però c'è ed è nel prezzo: il Kamut costa molto. I motivi sono molteplici, primo fra tutti che vi è un monopolio commerciale imposto dalla Kamut International (ma il frumento non dovrebbe essere patrimonio di tutti?). Il costo del marketing, del trasporto, i diritti d'uso trasformano questo grano in un cibo d'eccellenza, oggetto di lusso.
Anche in quanto a eticità vi sono delle criticità: trasportare un prodotto coltivato dall'altra parte del mondo ha un'impronta ecologica pesantissima e va controcorrente rispetto alla filosofia del km0.

Fonte: Terranuova - marzo 2010

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